La Conferencia Episcopal Italiana se adhiere a la nota del Comité Ejecutivo de la CEE sobre la homofobia en Europa

La Conferencia Episcopal Italiana se adhiere a la nota del Comité Ejecutivo de la CEE sobre la homofobia en Europa

La Conferencia Episcopal Italiana (CEI) se ha adherido a la nota del Comité Ejecutivo de la Conferencia Episcopal Española (CEE) sobre una resolución del Parlamento Europeo relativa a la homofobia en Europa. La nota del Comité Ejecutivo fue aprobada en su última reunión celebrada en Madrid el 11 de mayo de 2006.

El Presidente de la CEI, el cardenal Camillo Ruini, en el discurso inaugural de la Asamblea Plenaria que se ha celebrado en Roma del 15 al 19 de mayo, recordó el texto de los obispos españoles, como se adjunta a continuación:

<In un contesto di questo genere, si avverte fortemente il bisogno di una maggiore presenza dell’Europa, e in particolare dell’Unione Europea, sulla scena mondiale. Finora però, sia riguardo all’approvazione del Trattato costituzionale sia in ordine alla realizzazione di una comune politica estera e di difesa, l’Unione Europea non è riuscita a superare la posizione di stallo che si è venuta a creare: questi sono dunque gli ambiti su cui concentrare gli sforzi e far prevalere lo spirito unitario. Viceversa, specialmente da parte del Parlamento europeo, si insiste in pronunciamenti che non rispettano il criterio della sussidiarietà, la cultura e le tradizioni proprie dei diversi Paesi membri, e contrastano gravemente con fondamentali verità antropologiche. È questo, ad esempio, il caso della risoluzione del 18 gennaio riguardante l’omofobia in Europa, che respinge giustamente gli atteggiamenti di discriminazione, disprezzo e violenza verso le persone con tendenze omosessuali, ma sollecita anche un’equiparazione dei diritti delle coppie omosessuali con quelli delle famiglie legittime, chiedendo ai Paesi membri – sia pure in maniera non vincolante – una revisione delle rispettive legislazioni nazionali. Le Conferenze Episcopali Polacca e Spagnola si sono già espresse con forza contro tale risoluzione e anche noi, che l’avevamo già deplorata in occasione del Consiglio Permanente di fine gennaio, uniamo con fermezza la nostra voce alle loro. In simili atteggiamenti delle Istituzioni europee è possibile ravvisare l’onda lunga dei processi di secolarizzazione, ma anche la mancata percezione di un clima diverso che si sta facendo strada nelle popolazioni europee, con la riscoperta della propria identità religiosa, morale e culturale e dei suoi valori e contenuti essenziali.>



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